P. F. A. Potter's Fanfictions Archive

Reply
Jamais deux sans troi, con coppie canon
view post Posted on 22/10/2006, 12:43Quote
Avatar

Millennium Member

Group: Side
Posts: 4633
Location: Fuller Street n° 6


Status: Offline: ultima azione eseguita il 27/12/2009, 17:54


questa ff è in cantiere da molto ed è stato il mio primo tentativo di scrivere qualcosa che non fosse NC17 e possibilmente più vicino al canon
C'è romanticismo e spero un po' d'ironia. L'ho messa nella sezione R/H perché inizia con questa coppia, ma si passerà da una coppia all'altra, ad es. H/G, come in una partita a tennis



CAPITOLO 1 TIMIDI APPROCCI

“Cosa guardi?”
“Le stelle!”
“Ma non si vede nemmeno una stella stasera!”
“Lo so…è innaturale…tutta questa nebbia a fine luglio…”
“Sarà per i dissennatori…sembra che abbiano ingoiato la luce del sole e anche quella delle stelle”
“E’ vero… è innaturale…”
Ron aveva lo sguardo diretto verso il cielo di un identificato colore tra il nero e il grigio fumo, ma in realtà non era uscito in veranda per scrutare il cielo alla ricerca di stelle inesistenti, piuttosto per tenere compagnia a Hermione. Da quando era arrivata tre giorni prima alla Tana, non avevano avute molte occasioni per parlare da soli visto che, per le imminenti nozze di Bill, la casa s’era di nuovo popolata di tutti i Weasley al completo.
Si trovò, senza sapere nemmeno come, con gli occhi che si erano spostati dal cielo al profilo della ragazza, con il cuore che gli stava battendo a mille già da un po’ e le narici sature del suo profumo.
Erano così vicini…bastava un gesto…un minuscolo gesto e lui avrebbe potuto trovarsi con il braccio a stringerle le spalle, ma Hermione scelse proprio quel momento per voltarsi verso di lui e la sua mano, che aveva ormai già preso lo slancio, si trovò in un attimo a scorrere in modo impassibile e innocente attraverso i propri capelli.
“Tua madre è molto eccitata, vero?” fece lei con un mezzo sorriso.
“In modo eccessivo, direi…anche questo è innaturale”
Hermione lo guardò accigliandosi.
“…volevo dire affannarsi per un matrimonio…festeggiare…dopo tutto quello che è accaduto…”
Hermione sospirò “Sì…forse hai ragione…ma la vita è così…ci spinge a fare delle cose…a continuare ad andare avanti anche quando pare che non si dovrebbe”Ron riprese a guardare il suo profilo, le labbra incurvate leggermente verso il basso.
Sì, la vita ci costringe a fare delle cose anche quando sembra che non vanno fatte e in quel momento Ron aveva una dannata voglia di baciarla. Un lieve e innocente bacio sulla guancia, magari avrebbe capito quanto lei gli piacesse.
Il dolore per la morte di Silente li aveva fatti riavvicinare come non erano riusciti a fare in tanti anni che si conoscevano, ma dopo un ultimo abbraccio alla stazione di King’s Cross, il primo contatto fisico che erano riusciti ad avere dopo poco più di un mese di lontananza era stato una calorosa stretta di mano.
“Sarà meglio rientrare…fa freddo!”
Hermione si voltò con una mossa brusca e Ron mascherò il suo tentativo di avvicinare le labbra con un colpo di tosse.
“Sì…fa davvero freddo!”
Le sue orecchie, però, avevano preso una tonalità bordeaux e una vampata di calore lo aveva avvolto come se fosse appena riemerso da un mare di lava. Rientrarono in casa dove il signor Weasley era seduto comodamente in poltrona a sfogliare un quotidiano e la moglie a lucidare a mano delle coppe di cristallo. I due ragazzi pensarono entrambi a ragione che la donna lo facesse per scaricare il nervoso, visto che era un’operazione che ripeteva tutte le sere da settimane.
“Diventeranno invisibili!” le disse il figlio con un mezzo sorriso.
“Eh?” la donna lo guardò stranita. Probabilmente non aveva nemmeno capito cosa veramente intendesse.
Dopo una buonanotte in coro, i due ragazzi salirono al piano superiore dove si trovavano le rispettive camere da letto.
Ron rimase sulla soglia della camera che la ragazza divideva con Ginny ad osservarla mentre lei scopriva il lettino e dava dei colpetti al cuscino.
E’ così difficile dire ad una ragazza che ti piace…quanto veramente ti piace?
“Hermione…senti…io…”
“Non farlo Ron!” Hermione lo interruppe senza voltarsi, all’apparenza tutta presa a far diventare la piega del lenzuolo perfetta.
“Non sai nemmeno cosa avrei voluto dirti!”
“Allora qualsiasi cosa avresti voluto dirmi…non dirlo…rovinerebbe tutto!”Ron si raggelò. Hermione non era stupida e aveva capito da tempo tutti i suoi timidi tentativi di approccio.
Ron avvertì un fastidioso pizzicore agli angoli degli occhi. Che stupido era stato a pensare che lui e Hermione avrebbero potuto...
Che stupido!
Continuava a ripetersi prima di smozzicare un frettoloso buonanotte e allontanarsi.
“RON!”
Il ragazzo ritornò con un balzo sulla soglia della stanza sfoggiando un largo sorriso speranzoso ed Hermione si trovò di fronte a lui a mordicchiarsi le labbra, gli occhi lucidi.
“Con permesso!” Ginny spinse il fratello di lato con una spalla senza nemmeno dargli il tempo di spostarsi. Entrambi i ragazzi la seguirono con lo sguardo mentre s’infilava nel suo lettino e si raggomitolava fino a scomparire tra le lenzuola.
Ron ritornò a fissare di nuovo Hermione e intanto si tormentava le dita fino a farle diventare blu. Negli occhi tanti punti di domanda, quasi una supplica.
“Niente…Ron…volevo solo…” Hermione indirizzò brevemente lo sguardo alla sagoma di Ginny che era diventata una palla e poi di nuovo a Ron. Sembrava estremamente nervosa.
“…volevo solo augurarti buonanotte e…cerca di non dormire fino a tardi…lo sai che dobbiamo andare a…” il resto della frase si spense in un bisbiglio muto mentre di nuovo gettava un’occhiata trasversale nella direzione di Ginny.
“Sì…lo so bene…non preoccuparti!” il suo tono era fin troppo chiaramente deluso. Quando si allontanò definitivamente e dopo aver sentito lo scatto della porta chiudersi dietro le sue spalle, avrebbe volentieri preso a pugni qualcuno.



CAPITOLO 2
UN GIORNO DORATO

La Ford Sierra, modello Rural, che una volta doveva essere stata di un intenso rosso magenta, guizzava nel traffico, sorpassando pericolosamente le lunghe code delle auto di vacanzieri che sfuggivano alla città per ricercare nel Paese o fuori da esso un sole che più si adattava alla bella stagione.

“T0NKS! IL SEMAFORO ERA ROSSO!!!”
Hermione era accanto al posto di guida e aveva lo sguardo allucinato, mentre si teneva stretta e rigida al sedile.
Ron sembrava essersi fatto piccolo piccolo, e il che era tutto dire, quasi schiacciato tra le moli di malocchio Moody e Kingsley Shacklebolt.
Harry era seduto dietro con quest’ultimi, pigiato contro il finestrino e gli occhi persi verso le sagome che sfrecciavano nebulose come se il resto non avesse importanza.
“Cos’hai contro il rosso…è un bel colore!” replicò Tonks voltandosi verso Hermione.
“TONKS…LA STRADA!!!” gridarono in coro tutti i presenti nell’abitacolo, escluso Harry che sbuffò pesantemente prima di decretare con voce piatta “E’ un veicolo magico…i babbani nemmeno lo vedono!” rivolgendosi soprattutto ai suoi due amici il viso dei quali aveva assunto una tenue sfumatura verdognola.
“Sì… come no!” fece Tonks ridacchiando “Mio padre mi ha proibito di fare incantesimi sul suo adorato catorcio…già è tanto che me l’ha prestata!”
“Vuoi dire che è un auto normale?”
Harry sentì il sangue defluire velocemente verso il basso.
Tonks si voltò verso di lui per rispondergli “Se per te questa ferraglia semiarruginita è da considerarsi normale…!”
“TONKS LA STRADA!!!” questa volta anche Harry aveva urlato insieme agli altri.
Una volta fuori città e immessi sulla strada extraurbana che portava nel Devon, i ragazzi cominciarono ad essere più sollevati, continuando a fare i dovuti scongiuri, visto che non avevano intenzione di morire a quella giovane età. Tuttavia, il viaggio sembrò proseguire più tranquillo e questo bastò, purtroppo per Harry, affinché i suoi compagni slittassero i loro sguardi dalla strada alla sua persona, rivolgendogli occhiatacce intense, come se volessero vivisezionarlo. Hermione lo fissava quasi in maniera maniacale dallo specchietto retrovisore.
Harry sentiva pizzicare la radice dei capelli per tutte quelle attenzioni.
“Allora Harry…che ci racconti?Come hai trascorso quest’ultime settimane dai tuoi zii?”
Tonks cercò di spezzare il silenzio denso che s’era creato una volta usciti dal centro, ma solo per sentirsi rispondere “Mpf…al solito!”
Harry ritornò a guardare fuori del finestrino. Ormai la strada che stavano percorrendo tagliava in due l’aperta campagna.
Il cielo era un coperchio grigio e nebbioso.
Il viaggio terminò dopo diverse ore e tutti arrivarono alla Tana con la schiena ammaccata e i capelli ritti in testa.
Di due cose Harry era ad ogni modo grato, che quello molto probabilmente era stato l’ultimo viaggio che avrebbe fatto in auto con Tonks e che, nonostante la tensione, Ron e Hermione non avevano ammazzato il tempo a punzecchiarsi a vicenda.
Mentre seguiva la comitiva nella casa dei Weasley, Harry avvertì un forte senso di disagio accompagnato da una serie ravvicinata di sussulti alla cassa toracica. Avrebbe rivisto Ginny dopo settimane che non aveva fatto altro che sognarla e, anche se non avrebbe dovuto, si sentiva emozionato.
Ma Ginny non c’era. Era andata a casa di Luna Lovegood e sarebbe restata a dormire da lei.
Dopo i saluti, Ron trascinò Harry nella sua stanza.

“Furba mia sorella!” sbuffò Ron, mentre liberava un angolino della stanza per permettere ad Harry di sistemare il suo baule “Dovrebbe stare qui a dare una mano per i preparativi e invece se la svigna. Sempre la solita!”
Harry non commentò. Avrebbe desiderato trovarsi in accordo con Ron, tuttavia immaginava che fosse proprio lui il motivo dell’assenza della ragazza. Non sapeva se dovesse sentirsi maggiormente deluso o più rincuorato. Alla fine decise di non starci a pensare, almeno non troppo.
“Ron…se posso essere d’aiuto…non ci sono problemi!” bofonchiò Harry.
“Mamma non lo permetterebbe” gli disse Ron, ma dallo sguardo era chiaro che ne fosse entusiasta.
“Ti scongiuro Ron…non ho intenzione di stare altri due giorni con le mani in mano!” lo implorò l’amico.
“Vieni con me, allora!” disse Ron dandogli una calorosa pacca sulla spalla e trascinandolo fino al pian terreno.
Raggiunta la cucina, i due ragazzi scoprirono che Moody e Shacklebolt erano già andati via, mentre Tonks tallonava una già agitata Molly offrendosi volontaria per qualsiasi incombenza, dall’innaffiare le piante a tagliuzzare lo stufato. Quando la donna, esasperata, le diede il compito di moltiplicare la lista dei lavori da fare, la giovane Auror emise dei gridolini entusiastici come se l’avessero appena nominata reginette delle fate.
Alla fine sul tavolo della cucina si trovò sparpagliato almeno un centinaio di foglietti, circa una novantina in più del necessario.
Hermione si unì a loro proprio in quel momento portando tra le braccia quelli che sembravano degli enormi e spessi guanti da lavoro.
“Signora Weasley!” fece la ragazza “Che ne pensa se cominciamo a ripulire il giardino dagli gnomi?”
“Ottima idea!” rispose la donna “Ronnie, vai anche tu!”
Poi vide Harry seguire entrambi e, come Ron aveva supposto, la donna gli consigliò di riposare un po’ prima del pranzo, visto che era appena reduce da un viaggio di cinque ore.
Ron non riusciva a comprendere come sua madre potesse essere così premurosa nei confronti di alcuni e completamente insensibile verso altri, tipo lui e Hermione che si erano sorbiti il doppio delle ore di viaggio.
“Non sono stanco, signora Weasley…sarei felice di aiutare!”
La donna stava per ribattere, ma richiuse immediatamente la bocca non appena i tre amici uscirono velocemente all’esterno dividendosi secondo tre direzioni differenti.
Gli gnomi non erano creature facili da catturare, anche perché era pressoché impossibile scovarli. Una volta però individuatone uno e fatto roteare in aria fino a fargli perdere l’orientamento, gli altri esserini uscivano dalle tane, attirati dalla novità e a questo punto diventavano facili prede. A due cose bisognava fare particolare attenzione, però, ai loro dentini aguzzi e alle unghie affilate.
Hermione fu la prima a vederne uno dietro un cespuglio. La ragazza si acquattò nell’erba cercando di scivolare silenziosamente e afferrargli la caviglia, ma non fu abbastanza silenziosa e lo gnomo le saltò addosso arrampicandosi con i piccoli artigli sulla testa cespugliosa.
Ron, udendo le grida della ragazza, corse nella sua direzione. Harry lo seguì a ruota.
I due ragazzi non riuscirono a trattenere le risate, ma quando capirono che per Hermione non doveva essere affatto una cosa divertente si diedero da fare per aiutarla. Ron pensò di afferrare lo gnomo per il busto, ma rinunciò perché, se avesse insistito ulteriormente, Hermione avrebbe rischiato di perdere tutti i capelli. Harry ebbe invece l’idea di stordirlo con un incantesimo e, infatti, dopo pochi istanti quello era riverso a terra come una tartaruga capovolta emettendo dei lamenti con la sua vocetta stridula, mentre Hermione si era buttata tra le braccia di Ron singhiozzando.
Al principio Ron rimase spiazzato da quel gesto, in seguito, però, fu talmente spontaneo stringerla a sé senza badare alla presenza di Harry o al suo povero cuore che aveva ripreso a martellare notevolmente tanto da sentirlo saltare in gola.
Anche se il rossore l’aveva avvolto come una caramella, continuò a tenere stretta Hermione contro il suo petto, ad accarezzarle i capelli, a schioccarle piccoli baci a fior di labbra sui minuscoli taglietti che lo gnomo le aveva inferto sulla fronte e ai lati del viso.
Harry fu preso da un moto di tenerezza nei confronti dei suoi amici e, proprio come aveva temuto tempo prima, si sentì di troppo e fece per allontanarsi. S’era appena girato, quando la voce imperiosa di Hermione lo pietrificò sul posto meglio di un incantesimo.
“HARRY…CHE HAI FATTO?!!”
Il ragazzo si voltò perplesso nella sua direzione.
“Hai…hai usato la bacchetta!” continuò l’amica con gli occhi sgranati dall'orrore.
Il moro ghignò pensando che sarebbe stato divertente, anche se un po’ shockante per loro, rivelare ciò che sapeva a riguardo.
Senza fiatare fece lievitare lo gnomo tramortito e con un potente incantesimo d’esilio lo scaraventò al disopra delle chiome degli alberi che delimitavano la proprietà dei Weasley.
Il volto di Hermione era tutto un tremolio a quel punto. Stava quasi per piangere.
“L’hai fatto di nuovo! Non puoi…mancano ancora quattro giorni al tuo compleanno. NON SEI MAGGIORENNE…DANNAZIONE!!!” sbottò stringendo i pugni lungo i fianchi.
Harry fece una breve risata, cosa che portò Hermione ad essere ancora più sconvolta. Non riusciva a credere che il loro amico potesse essere talmente sconsiderato dopo tutto quello che aveva passato, dopo quello che avevano passato tutti.
La ragazza si girò intorno, guardò in alto come se emissari del Ministero potessero piombare dal cielo da un momento all’altro. Questa volta non c’era Silente che avrebbe impedito che gli fosse spezzata la bacchetta.
Prima che i suoi amici avessero un collasso, Harry raccontò tutta la storia che lui aveva appreso sull’individuazione, o meglio la non individuazione, della magia minorile da parte del Ministero. Mentre il moro andava avanti nella sua spiegazione, il volto di Hermione diventava livido, ma mai quanto quello di Ron. Anni di sopportazione, di soperchierie da parte dei fratelli, gli passarono in un istante davanti agli occhi riempiendolo di furia compressa.
Ad un certo punto Harry intravide un altro gnomo dietro le loro spalle e corse nella sua direzione riuscendo a colpirlo prima che si mettesse fuori tiro. Anche quest’altro fece un volo oltre i confini della proprietà.
“Beh…però è giusto che in un modo o nell’altro si tengano i minorenni a freno…” disse Hermione con un filino di voce cercando uno sguardo di approvazione in Ron, il quale, invece, era tutto intento a guardare avanti a sé con occhi quasi vitrei.
“Tutti quest’anni a sopportare Fred e George” sibilava a mezza voce il rosso “A fare il doppio del lavoro, a pulire la mia camera…e i miei lo sapevano…mia madre lo sapeva…”
“Ron non fare così…” lo bloccò Hermione, mentre era sul punto di prendere la direzione di casa e farsi una litigata con la madre. La ragazza si tolse velocemente i guanti e prese il viso del ragazzo tra le mani cercando di attirarne lo sguardo su di sé “Ron, non c’è più nessun motivo per prendersela…è storia vecchia ormai…immagina se ti fossi trovato nei suoi panni…”
Ma Ron già non ci pensava più. Ebbe ad un tratto l’impressione di aver perso completamente l’udito; gli occhi erano focalizzati sulle labbra di lei che si muovevano, si aprivano, si chiudevano soffici e il resto dei sensi era concentrato su quelle mani piccole e delicate che sentiva come fuoco sulla sua pelle. Hermione sussultò tacendo all’improvviso, colpita dall’intensità dello sguardo di Ron e fece per abbassare le braccia, ma lui gliele prese al volo ritornando a poggiare le sue mani ai lati del viso e chiudendo gli occhi come se volesse rituffarsi fino ad annegare in quel mare di sensazioni.
“R…Ron…non possiamo…ti prego…”
Hermione si aggrappò alle spalle abbozzando dei massaggi alla base del collo, non riusciva a farne a meno. Sperava che Ron avesse più autocontrollo e le permettesse di staccarsi, ma capì che era come chiedere ad una montagna di sparire, soprattutto dopo che la sua vita era stata cinta dalle braccia del ragazzo…e le loro labbra erano così vicine…troppo vicine…

“OLA’…RAGAZZI…CI SONO ANCH’IO!!!

Chi…cosa?

I due si staccarono rapidamente e videro Tonks trotterellare verso di loro agitando in alto la propria bacchetta che emetteva degli allegri schioppiettii fuxia.
Ron sfoggiava una visibile espressione contrariata, mentre Hermione sembrava, sembrava solo, tanto, troppo contenta di ricevere l’aiuto della giovane Auror.
“Non avevi altro da fare in casa?” le chiese Ron con una voce aspra e quasi senza guardarla.
Tonks non colse il sarcasmo di Ron.
“Brrr…tua madre è una furia!Meglio starle alla larga per un po’ ”
Poi si avvicinò maggiormente ai due con fare circospetto e abbassò il tono bisbigliando.
“Pare… che al matrimonio non ci saranno solo i genitori di Fleur. Bill le ha fatto sapere… prima di andare via… che verranno anche alcuni zii e dei cugini…forse”
“Beh…è una cosa fantastica…no?” fece Hermione sorridente.
Tonks e Ron la fissarono entrambi pungenti come se avesse detto la cosa meno ovvia degli ultimi due secoli.
Per non toccare più l’argomento Tonks propose una gara a “ chi lancia lo gnomo più lontano”. Maschietti contro femminucce.
Una volta agguantato Harry, che si stava dando alla pazza gioia a scagliare incantesimi a destra e a manca, e stabilite le regole, la gara ebbe inizio.
Dopo un'ora circa il risultato fu schiacciante a favore dei maschietti che gongolarono per la disfatta delle avversarie per tutto il tempo fino al rientro in casa e durante il pranzo.
“Però avete visto l’ultimo lancio?...Verso l’infinito e oltreee!” recitò Tonks con enfasi puntando in alto il cucchiaio colmo di minestra.
“Già…peccato però che era un pollo!” chiosò Hermione tagliente, mentre toglieva un fagiolino e due pezzetti di carota dal braccio.

Una volta liberato il giardino dagli gnomi e da altri organismi infestanti, lustrata la casa a specchio, passati a rassegna tutti i componenti della famiglia, che verso sera avevano riempito di nuovo la Tana, sotto l’occhio attento di Molly Weasley, per la lunghezza regolamentare delle unghie o la brillantezza delle orecchie, l’attesa ciondolò pigramente.
Harry decise di ammazzare il tempo concedendosi un’altra sconfitta clamorosa a scacchi con Ron. Hermione, intanto, li guardava da lontano, o meglio scannerizzava sognante Ron, mentre da un orecchio ascoltava vagamente Tonks che si prodigava in una lista interminabile delle qualità di Remus e di quello che avrebbe fatto con lui una volta terminata la guerra; la signora Weasley agitatissima tormentava un già nervosissimo Bill lisciandogli di continuo la veste e i capelli. In un angolo appartato del soggiorno Arthur Weasley discuteva sommessamente con i gemelli costringendoli a consegnargli tutto ciò che d’illecito nascondevano nei punti più improbabili dei pantaloni.
“Non vorrete scatenare una crisi internazionale, per l’amor del cielo!”

Erano da poco scoccate le 7, quando un boato seguito da un rollio dell’intera casa mise tutti in allerta. Nessuno fiatò per una manciata di secondi. Nel silenzio ciascuno guardava l’altro, mentre i calici di cristallo tintinnavano nella propria credenza.
Un terremoto…un attacco di giganti…i Mangiamorte…
Le ipotesi erano le più svariate, ma tutte ugualmente allarmanti e tutti quanti avevano già la propria bacchetta strettamente salda in pugno.

CAPITOLO 3

SONO ARRIVATI!

Un boato fece tremare le pareti della casa. Bill Weasley con un balzo fu alla finestra, mentre la madre tentava senza successo di trattenere gli altri ragazzi che lo volevano imitare.
“Falso allarme!” decretò Bill con un largo sorriso e senza dare alcuna spiegazione aprì la porta e uscì.
Tutti gli altri si guardarono in faccia straniti mentre si udivano ancora dei forti rumori provenire dall’esterno.
“Restate qui e non vi muovete!” intimò il signor Weasley e subito dopo si precipitò fuori seguita a ruota da Tonks.
Ron, incurante delle proteste della madre sbirciò dalla finestra.
“Wow!”
Dopo di lui tutti gli altri si accalcarono rapidamente davanti alle imposte scoprendo la causa del loro spavento.
Due enormi camper, uno di un azzurro cielo e l’altro di un acceso rosa confetto, erano atterrati in uno spiazzo largo del giardino e una donna dai lunghi capelli argentei correva leggiadra verso la casa. Bill le andò incontro avvolgendola nel suo abbraccio.
Molly Weasley, dinanzi a quella scena, diventò di un giallo indefinito e i suoi lineamenti già abbondantemente contratti cominciarono a fremere ritmicamente.
I gemelli si guardarono l’uno con l’altro gonfiando le guance e mordendosi le labbra, ma dopo qualche secondo di lotta estenuante scoppiarono a ridere mantenendosi la pancia. Harry, Ron e Hermione fecero altrettanto e sembrava che nessuno fosse in grado di farli smettere. Dopo parecchi minuti, la porta si aprì; Fleur era incatenata a Bill e ancora si avvertiva qualche singulto sommesso. La signora Weasley ghiacciò tutti con uno sguardo tagliente e ritornò all’istante il silenzio.
“Mamma…credo che dovreste uscire…tu e papà, per conoscere i famigliari di Fleur…” disse Bill, titubante.
La signora Weasley fece l’espressione di chi avesse inghiottito del limone particolarmente acidulo.
“Perché? La nostra casa non è accogliente… non è abbastanza per loro?” sbottò incrociando le braccia.
“C’est la tradition… Molì” rispose Fleur facendo vibrare la voce con una risatina argentina “E’ l’usonsa che i parenti dello sposo vanno a casa della sposa…in questo caso an campèr… loro hanno lasciato la France per essere ici”
Prima che Molly rispondesse che, per quanto la riguardava, i parenti di Fleur avrebbero fatto meglio a restarsene in Francia, Arthur l’afferrò per un braccio.
“Bene allora muoviamoci…è quasi ora di cena! ” intervenne tirando energicamente la moglie e seguendo Bill e Fleur all’esterno.

Una volta che i signori Weasley furono usciti, i ragazzi si accaparrarono il lusso di rilassarsi un po’. L’unica a rimanere con il volto tirato fu la povera Hermione che prese a puntare Ron come un cane da caccia. Il rosso, dall’apparizione di Fleur in casa, aveva ancora un’espressione ebete, come intronato da cento campane. Harry, dispiaciuto per lei, tirò una gomitata all’amico senza curarsi di non darlo a vedere, tanto che i gemelli presero ad intonare una canzoncina in onore dei suoi ormoni sconquassati.

I signori Weasley rientrarono quando l’ora di cena era passata da un pezzo ritrovando una combriccola alquanto affamata. In pochi secondi Molly preparò la cena con misurati e secchi colpi di bacchetta e dalla sua faccia tutti capirono che avrebbero fatto meglio a restare in religioso silenzio lasciando la dovuta curiosità a parte per momenti decisamente più tranquilli. Quando Ron chiese perché Bill non era a tavola con loro, tutti lo guardarono come se avesse messo un piede su un campo minato. La voce pacata del signor Weasley spezzò la tensione che si era creata e tutti cominciarono a mangiare più rilassati.
“Ha portato Fleur al villaggio…ceneranno fuori” bofonchiò tra una cucchiaiata e l’altra.
“Come sono i parenti di…”
SBANG!
Una domanda di troppo. Ron l’aveva capito un secondo più in là.
La signora Weasley si era alzata di scatto dalla sedia.
“Io vado a dormire!” disse aspra. “Ci pensate voi a rassettare…vero?”
Tutti annuirono in silenzio, per poi affondare i cucchiai nella minestra, ma senza più nessuna convinzione. L’appetito era passato un po’ a tutti, perfino a Ron che si sentiva pizzicare le orecchie, preso di mira da una miriade di sguardi corrucciati.

Un sole pallido e stentato fece capolino nella stanza dei ragazzi. Harry strizzò gli occhi gemendo per il solito peso che si ritrovava al petto ogni volta che nasceva un nuovo giorno. Aveva sognato, o meglio gli incubi lo avevano tormentato ancora una volta, Silente, la torre, Ginny, Piton, Draco Malfoy, Ginny, le persone a lui care, Hogwarts, Ginny.
Era madido di sudore e aveva freddo. Ron ronfava nel letto al suo fianco e dal basso si udivano i suoni del mattino inoltrato. Molto probabilmente lui e Ron erano ancora gli unici a stare in camera da letto.
Arrivarono distintamente i borbottii del signor Weasley, le voci sincronizzate dei gemelli. Non si udiva la signora Weasley, certamente era ancora arrabbiata e taciturna. Una risata, di quelle lunghe, senza un attimo di respiro, da far venire le lacrime agli occhi, poi la voce di Hermione e infine…Ginny.

Edited by Scar7 - 22/10/2006, 16:47


image
image
image
image
my fiction - click here
image


Avresti dovuto avvisarmi anche tu come ho fatto io,
dirmi che anch’io avrei ricordato per sempre
il tuo corpo ancora vergine che mi si scioglie tra le mani,
e che separarmene sarebbe stato doloroso,
e ad ogni passo più ovattato e distante del precedente,
avrei sentito questo fottuto nodo in gola.
[Rumori, Orchidea Fantasma]


E Draco seppe che l'unica cosa da fare in quel momento, l'unica cosa che il suo cuore gridasse a squarciagola alla sua mente, era di baciare Harry e strapparlo via da tutto quel dolore, da tutta quella morte. Baciare le sue labbra e le sue lacrime e stringerlo.
Ma non avrebbe mai potuto approfittare della sua debolezza, piuttosto avrebbe ingoiato quel suo folle desiderio e l'avrebbe represso per sempre. Esitò.
E fu baciato. [Lo scrittore, Soferiel]


Nessuno porta mai fiori sulla tua tomba.
Nessuno la pulisce dalle erbacce.
Nessuno spolvera la fotografia dei tuoi 18 anni.
Nessuno sosta mai davanti a questa lapide.
Solo io.
Solo io continuo a venire, perché sono l’unico rimasto.
E perché, scioccamente, ti amo ancora. [Il frammento by Prof.ssa Cooman]


L'egoismo non consiste nel vivere come ci pare
ma nell'esigere che gli altri vivano come pare a noi
[Oscar Wilde]

Chi sogna di giorno sa molte cose che sfuggono a chi sogna solo di notte
[Edgar Allan Poe]


Sei davvero Harry Potter? Oh... bè, pensavo che fosse uno degli scherzi di Fred e George.
La voce di Ron.
Scusate, avete mica visto un rospo? La voce di Hermione.
Non so se nessuno te l'ha mai detto... io sono il tuo padrino. La voce di Sirius.
Non ho paura Harry. Sono con te. La voce di Silente.
E' così che finisce, Potter. Nel buio. La voce di Voldemort.


[Memento by Soferiel]


image
be sorted @ [URL=http://nimbo.net]nimbo.net
 
P_MSG P_EMAIL P_WEBSITE Top
0 replies since 22/10/2006, 12:43
 
Reply

load
Fast reply

 
 
 

Enable emoticons
Clickable Smilies
Show All


Nickname:      Email:



 

 
 




Hello Directory: Web Directory Italiana...
Top Affiliati Forum
descrizione_immaginePhotobucket - Video and Image Hosting
 



Photobucket - Video and Image Hosting Image Hosted by ImageShack.us Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.5 License.


Crazy Violet Star, Skin Realizzata da Ariel2005
Skin by Maki Kaulitz ©